Il testamento biologico? Si può fare su Facebook – Articolo su WIRED

L’associazione Luca Coscioni lancia un’applicazione su Internet per sensibilizzare sull’importanza del documento che garantisce la propria volontà in materia di trattamento medico. L’idea è di Ninja LAB, la realizzazione a cura di Mikamai.

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Lo stile della pubblicità – Giordano e Pallera su Sette del Corriere

Vi proponiamo l’articolo scritto per Sette del Corriere della Sera da Marta Serafiniintitolato Lo stile della pubblicità.

Nell’articolo vengono affrontati i cambiamenti che la Rete e i Social Media hanno provocato nel mondo dell’advertising. Fra i professionisti intervistati anche i Maestri Ninja Alex Giordano e Mirko Pallera.

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Party Report: The 14th Annual Webby Awards

Direttamente da New York, ecco tutto per voi un articolo sul party dei Webby Awards firmato Rozalia Jovanovic per Flavorwire.com

If there’s a way to equalize the power in a room of high-powered celebrities, one way to do it is by giving everyone only five words to say what they have to say. And so it went at the 14th Annual Webby Awards, hosted by actor B.J. Novak, at which all award recipients from a group of crooning grade-schoolers to Buzz Aldrin, the second man to walk on the moon, were limited to five words for their acceptance speeches — brevity that puts Twitter’s 140 characters to shame. This tactic was aimed in part to speedily marshal the audience through the awards, which spanned over one hundred categories with such titles as “Online Guerilla & Innovation,” “Best Use of Animation or Motion Graphics,” “Integrated Mobile Experience” and “Weird.” And while it had the secondary effect of leveling the playing field by forcing a specific kind of creativity across the roster of winners, the individuality of the awarded came through clearly.

So, what did our illustrious webby winners do in five words? Some were socially and/or politically minded like Arianna Huffington’s “Goldman Sachs shorted my speech,” (Winner in Blog – Political) some were same with double entendre, like Isabella Rossellini’s “I say plug the hole” (Winner Best Individual Performance); others drew on historic quotes like Roger Ebert’s “Vieni vidi vici” (Webby Person of the Year); some were a combo poignant/witty like the New York Times’s “All the news that’s fit” (Winner Best Copy/Writing); some were nostalgic like Pandora’s “Didn’t kill the radio star” (Winner for Music); some were expected like Twitter co-founder Biz Stone’s “Every character counts”; and some were just wacky, like when Gilbert Godfried carried a live duck on stage — the Aflac duck — and said “Who needs five words. Aflac.” (Winner Insurance); and Buzz Aldrin’s memorable words with parting piece signs held up to the audience, “You ain’t seen nothin’ yet.”

In the cavernous hall of Cipriani’s Wall Street restaurant, everyone gathered by the bar to sip Bellinis and nibble on blini with dollops of caviar or prosciutto-wrapped melon. And while the award-winners had already been announced many of the event’s judges were in attendance. Judges Alex Giordano (of Ninja LAB) and Luca Magnoni (of Hydrogen-code.com), the Italian ambassadors for the Webbys, jetted in from Italy for the occasion. The backdrop behind the two men, along with all the illustrations for the event and the set design were created by street artist Shepard Fairey.

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Non solo pizza: italiani di successo.

Eccovi un articolo a cura di Umberto Torelli su Ninja Marketing pubblicato dal PC MAGAZINE di marzo/aprile 2010

NINJA DEL WEB made in Cava de’ Tirreni. La loro specialità MARKETING CREATIVO e INTERNET ADVERTISING.

La storia è quella di una web agency di successo, tutta italiana, anzi di Cava de’ Tirreni. Gli ingredienti da star up americana, i personaggi l’emiliano Mirko Pallera (36 anni) e il campano Alex Giordano (34 anni). Loro sono i fondatori di Ninja Marketing, un inizio tutto in salita prima di trovare la strada giusta.

La partenza avviene nell’estate 2004, il luogo è quanto meno originale, visto che si tratta di una barca ormeggiata nel porto di Salerno, prestata per l’occasione da un’amica. Racconta Mirko “siamo partiti in sordina, con un blog rivolto ai nuovi strumenti del marketing che le aziende possono disporre grazie alle tecnologie di Rete. Un sito messo in piedi con un nostro software, perché non esistevano le piattaforme che oggi permettono di crearlo in poche ore”.

Così l’ambiente virtuale del blog diventa il posto di lavoro dove raccolgono le nuove idee di Web marketing e nel giro di pochi mesi il tam-tam della rete fa succedere qualcosa di imprevisto. Mirko e Alex si accorgono dalle email che i forum sono frequentati anche da manager di grandi aziende. “Erano i numeri uno della stanza dei bottoni in cerca di nuove – dice ancora Alex – così iniziammo per il primo grande cliente, le cantine Antinori”.

La svolta che ha cambiato la vita ai due giovani ninja del web è arrivata quando un anno dopo ricevono la telefonata dall’Art Director Club di New York, l’associazione storica dei creativi di tutto il mondo. “Anche loro avevano letto le nostre idee sul marketing non convenzionale e ci hanno invitati, come primi italiani, a far parte della giuria dei Global Awards”.

Perché la scelta dei Ninja? “E’ la metafora del guerriero della comunicazione, che lotta contro i samurai dell’informazione – dice Alex Giodano – pochi i mezzi ma tante idee e ironia, quando serve, per combattere una struttura troppo spessa ingessata”.

Tra i lavori di successo troviamo il posizionamento di “Tim Tribù”, ottenuto attraverso il concetto di Street Academy, dove i ragazzi di strada diventano parte del sito. Poi Barilla con “il Mulino che vorrei”, un progetto di apertura dell’azienda all’ascolto e alle idee del pubblico. Esempi di marketing partecipativo e virale con i clienti, come per i lavori Artsana e Heineken. Per il futuro i Ninja web guardano al mercato emergente del green, pensando alle politiche aziendali non separata dalla società, ma immerse nei problemi sociali. Insomma l’idea è quella della responsabilità sostenibile portata nelle azioni marketing.

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Il web cambia: Nils Andres e Alex Giordano a confronto sul 3.0

Nel corso della Marketing Conference 2.0 di Parigi, Wired.it ha raccolto le dichiarazioni di Nils Andres (Brand Science Institute), Joshua Benton (Harvard University) e del nostro Maestro Ninja Alex Giordano sulla nuova frontiera della Rete, il Web 3.0.

Di seguito i passaggi chiave dell’articolo che potete leggere su Wired.it.

Il Web 3.0 si è affacciato a Parigi, in diversi interventi dei relatori, che hanno cominciato a puntare l’attenzione su quello che il web sarà domani. “Il web 3.0 è tutto cio che è “location based”, ” dice Nils Andres. E le teorie a riguardo sono tante, e non sempre in linea fra loro. Sarà perché siamo all’alba di questo nuovo giorno del web? “Io credo che la vera forza del 3.0 sia la sua capacità di puntare al coinvolgimento diretto delle persone ” a darci questa chiave di lettura è Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing, unico media partner italiano della MC 2.0 “Mi riferisco alla possibilità che ciascuno ha di farsi imprenditore di se stesso, proprio sfruttando le risorse offerte dalla rete. Le piccole e micro imprese possono utilizzare il web per crescere in maniera concreta, per me questo è il web 3.0, fare di ogni individuo un soggetto attivo ” quisque faber fortune sue, per dirla con i latini.

Noi non comunichiamo con le persone, noi comunichiamo con delle social peoplelo dice Joshua Benton, professore ad Harvard, scende più nel dettaglio, e definisce i termini della relazione che anima il web 3.0. Le “social people” a cui il web comunica lui le vede come dei giovani Neo, degli abitanti della Matrix, a cui viene concesso di togliere il velo alla realtà, per vedere le connessioni che la reggono. Nel futuro che lui preconizza, e che vede nel web lo strumento essenziale, il mondo virtuale e quello reale saranno comunicanti, perché l’uno avrà mappato e referenziato l’altro. “il web 4.0 avrà nei cellulari lo strumento principale, per la sua capacità di connettere data e mediadata con le persone, ed i posti, le cose, il tempo. E’ questo il cambiamento a cui dobbiamo prepararci

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Il marketing che ti cambia la vita – Intervista a Mirko Pallera su Italia Oggi

Il marchio del futuro, quello già di successo nel presente, migliora la vita del cittadino. Ne diventa quasi un life-coach brandizzato, ne agevola la routine quotidiana con progetti di design urbano, servizi agli utenti che vanno oltre il core business della marca (e che cavalcano, così, anche l’effetto sorpresa), campagne di comunicazione con una valenza non profit, che interpreta un profondo disagio collettivo. In poche parole: quello vincente è un marketing che crea valore sociale, non una summa di strategie predatorie.

Il nuovo marketing non convenzionale, termine adottato dal primo blog e osservatorio italiano sul fenomeno, www.ninjamarketing.it, è in una parola sostenibile. Ne è convinto Mirko Pallera, strategic & creative director nonché uno dei fondatori di questo blog che, nel giro di pochi anni è diventato anche un’agenzia creativa, Ninja Lab.

«Le aziende devono accettare di rivestire un ruolo diverso», spiega Pallera a ItaliaOggi, «nella vita quotidiana delle persone. Devono migliorarne la vita a 360 gradi, non limitarsi a cercare di piazzare il proprio prodotto a tutti i costi». Le parole chiave di quella che Pallera definisce «la rivoluzione del 2010» sono «interpretare i bisogni e i desideri profondi della società, oltre che del singolo. Trovare soluzioni che vadano oltre il proprio core business».

E il 2009? Cosa ha portato di nuovo nel panorama delle strategie non convenzionali? Secondo Pallera, ecco una selezione delle iniziative «o meglio, marketing moments, comprese novità legislative», precisa il direttore creativo, «che hanno segnato la strada del marketing negli ultimi 12 mesi diventando case histories e facendo parlare di sé in tutto il mercato globale».

Giro di vite al product placement sui blog. La celebrity di turno che sfoggia un marchio di abbigliamento o utilizza un prodotto nelle foto postate sul proprio sito (come Ashton Kutcher con la nuova Nikon D5000, nella foto) da quest’anno dovrà dichiarare se lo fa per contratto o per sua libera scelta.

Se la parola d’ordine per uscire dalla crisi dei consumi è trasparenza, il web non deve fare eccezione e la Federal trade commission (l’agenzia federale che regola il commercio negli Stati Uniti) ha subito messo a punto una serie di norme che garantiscono più chiarezza nel rapporto tra blogger, assimilati quindi ai normali giornalisti, e i propri finanziatori. Chi omette un accordo promozionale rischia una multa fi no a 11 mila dollari. Questo, spiega Pallera, «costringerà le aziende a fare un passo avanti nella strategia di endorsement, di sponsorizzazione dei blog e dei personaggi, cercando di trovare soluzioni più trasparenti e quindi a evolversi».

La ribellione dei social network agli investitori troppo audaci. I grandi social network hanno basato la propria fortuna sull’audience targettizzata, che tanta gola fa ai potenziali investitori, diventando di fatto effi cientissime piattaforme di advertising.

Quest’anno però, per la prima volta, un social network non da poco, Facebook, ha fatto causa a un brand blockbuster come Burger King per la sua piccante campagna «Whopper sacrifice» che prometteva un panino Whopper gratis per ogni dieci amici sacrificati, depennati cioè dalla propria lista su Facebook. Risultato: 23.390 panini gratis grazie a 233.900 amici sacrificati. Prima che Facebook, ufficialmente per motivi di privacy (quest’applicazione notificava le persone della loro rimozione come amico, violando la privacy del protocollo Facebook), mettesse freno alla mattanza pubblicitaria.

Design urbano e creazione di soluzioni per migliorare la vita quotidiana. Incentivare un comportamento etico nella vita di tutti i giorni può aiutare a vendere più automobili? Bisognerà aspettare di valutare gli ordini del marchio Volkswagen nei prossimi mesi per avere una risposta. Per il momento la curiosità che si è creata intorno all’operazione The fun therapy (la terapia del divertimento) in tutto il mondo può essere un indicatore positivo. Partendo da una considerazione dell’economistaRichard Thaler secondo il quale per indirizzare il comportamento umano verso la scelta socialmente giusta c’è bisogno di un pungolo positivo, Volkswagen ha invitato i navigatori a votare sul sito www.thefuntherapy.com i video che ritraggono le idee creative messe in pratica per stimolare comportamenti positivi nella vita quotidiana. Un esempio lo si può provare in prima persona in questi giorni in piazza Duomo, a Milano: per incentivare i pedoni a fare le scale, invece che lasciarsi trasportare passivamente dalle scale mobili, è stato montato una sorta di gigantesco pianoforte sui gradini di uscita dalla stazione della metropolitana. Il fatto di poter suonare, un passo dopo l’altro, ha divertito i milanesi e ha incrementato del 60% l’utilizzo delle scale. Morale e claim della campagna viral: «Il divertimento può aiutare a comportarci meglio». Della stessa serie: il cestino infinito e il raccoglitore di bottiglie che diventa un videogioco gigante.

È il consumatore che crea. Si chiama tecnicamente crowdsourcing, ed è l’evoluzione attraverso il web del vecchio outsourcing: permettere a un gruppo di utenti, fornitori, una community esterna all’azienda e all’agenzia creativa di riferimento, di trovare soluzioni per la creazione, la produzione, la distribuzione e il lancio di nuovi prodotti. Il principio è quello che la creatività pervade il sistema ed è uno spreco non raccoglierla a diversi livelli, non solo professionale. Un esempio italiano è stato quello di Barilla con l’operazione www.nelmulinochevorrei.it (curata proprio da Ninja Lab) in cui consumatori, ma non solo, continuano a inserire idee relative a nuovi prodotti, formati, packaging, promozioni. Idee che vengono contemporaneamente votate dagli altri utenti, valutate dai vertici marketing del marchio e messe in pratica se ritenute vincenti.

Rispondere ai desideri profondi della società con iniziative inedite. In periodo di crisi manca il lavoro? E l’ufficio del turismo del Queensland australiano mette in palio un posto per «Il miglior lavoro del mondo»: il custode di una piccola isola sulla barriera corallina per sei mesi. In sintesi: 80 mila euro per dare da mangiare ai pesci e dondolarsi sull’amaca. La gara, che si è svolta on-line tra le migliaia di aspiranti custodi, ha visto vincitore l’inglese Ben Southall che, nonostante una piccola disavventura dovuta all’incontro ravvicinato con una medusa potenzialmente letale, ha commentato la sua paradisiaca esperienza giorno per giorno sul suo blog attirando l’attenzione
di milioni di utenti da tutto il mondo. La stima dell’operazione pubblicitaria è decisamente a favore del Queensland: 70 milioni di dollari australiani di indotto stimato contro
1,7 milioni di investimento pubblicitario. Stipendio del custode incluso.

di Valentina Giannella

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“Sex, pets and absurd”, la formula sbagliata del marketing virale

Ecco un interessante articolo by Mirko Pallera, strategic & creative director Ninja LAB, uscito su Nòva 24.

Il primo principio del Marketing Non-Convenzionale, esposto insieme agli altri nove nel nostro primo libro, recita così: “Dal Brand-DNA al Viral-DNA. Progetta la natura virale del tuo brand prima di ogni cosa!”. Questo è il principio più importante, l’abbiamo detto sempre. Per far attecchire una strategia di marketing virale è necessario partire dalla natura stessa della marca e della sua comunicazione concentrandosi sulla progettazione del suo “codice genetico virale”, che abbiamo chiamato per l’appunto Viral-DNA.

In una società interconnessa e partecipativa, aziende e agenzie di comunicazione devono fare un passo oltre la semplice definizione della personalità e dei valori di marca da imporre al target con la forza dei budget in comunicazione. Senza un DNA virale, contagioso, in grado di stimolare il passaparola, il brand non entrerà a far parte delle conversazioni delle persone.

Oggi agli esperti di comunicazione è chiesto di fare di più: di ottimizzare e massimizzare il ritorno degli investimenti (anche e soprattutto quelli in mezzi tradizionali, come la tv), di scatenare il buzz (l’effetto “ronzio” di un passaparola molto intenso), di ottenere milioni di visioni su YouTube. Ma come? Cambiando completamente approccio ed entrando in un’ottica nuova: quella del marketing virale. Noi Ninja l’abbiamo definito così: “Il marketing virale è finalizzato alla realizzazione di prodotti, comunicazioni o brand che abbiano in sé la propensione a diffondersi spontaneamente fra le persone come virus”.

La progettazione del Viral-DNA, ovvero di quella chimica virale che fa parte del brand e della sua comunicazione, è quindi l’elemento su cui concentrare la maggior parte degli sforzi. Poi, una buona strategia di distribuzione del contenuto, in termini tecnici di seeding (la semina) farà il resto. Semplificando potremmo dire che Viral-DNA e Seeding sono le due variabili fondamentali della viralità.

Aziende come Facebook, Google, Skype o Apple, ma anche l’antica pizzeria Da Michele di Napoli non hanno basato il loro successo su ingenti investimenti in pubblicità, ma su prodotti straordinari in partenza, in grado di entusiasmare le persone e di stimolare il passaparola. A proposito, se non avete ancora mangiato la vera pizza napoletana, vi consigliamo di fare un salto da Michele. La progettazione di una comunicazione virale deve quindi necessariamente partire dal suo Viral-DNA, tenendo ben presente che non sarà possibile utilizzare il bellissimo spot pubblicitario realizzato dall’agenzia tradizionale per la tv e poi pensare di renderlo contagioso semplicemente caricandolo su YouTube o su qualche sito di video divertenti. Sembra pazzesco, ma vi assicuriamo che molti ci hanno provato!

Da quando è scoppiato il boom dei video fatti dagli utenti e resi celebri da Internet, la febbre dei video virali ha infatti contagiato anche il mondo dei professionisti della comunicazione. Alcune case di produzione hanno iniziato a proporre produzioni low budget girate con tecniche fintamente amatoriali. Come se girare uno spot con il telefonino bastasse a renderlo virale. Virale non è a basso costo! Ci sono molti esempi di successi virali realizzati con produzioni davvero imponenti. Altri ancora hanno provato a ricondurre l’ideazione di un video virale ad alcuni semplici principi: basandosi sull’analisi di contenuti che hanno avuto una maggiore diffusione contagiosa, hanno cercato di sintetizzare in questo modo una formula estetica del virale in sex, pets and absurd!

Molti dei contenuti virali presenti in rete sono infatti bizzarri, irriverenti, spesso cinici e politicamente scorretti. Oppure sono infarciti di sesso, trattano tabù o argomenti proibiti o censurati dai media, o ancora affrontano temi di critica politico-sociale. Altri sono teneri, romantici e a base di buoni sentimenti (soprattutto sono pieni di gattini!). Per questo, secondo alcuni praticoni del virale avvezzi a semplificare e banalizzare le cose, il segreto risiederebbe in una semplice formula di buon senso popolare. “Unire l’utile al dilettevole”, come dice il proverbio.

Basterebbe quindi rendere un contenuto enjoyable o valuable, vale a dire divertente o di utilità pratica o economica, per farlo diventare il prossimo tormentone virale. Si è così diffusa l’idea che per fare marketing virale sia necessario e sufficiente utilizzare un trattamento divertente, grottesco, da macchietta, spesso palesemente volgare. Nel buio si è toccata la zampa dell’elefante pensando che si trattasse di un grande albero. Noi crediamo che il segreto della viralità non sia da cercarsi semplicemente nel trattamento estetico-creativo.

È necessario, andare oltre, arrivando a cogliere l’essenza e la pregnanza del messaggio, indagando sulle profonde motivazioni che spingono le persone al famigerato “invio ad un amico”. Per diventare dei guru del marketing virale è necessario addentrarsi nelle dinamiche psicologiche e sociali della società interconessa e partecipativa, quella del Popolo della Rete. E purtroppo, dal momento che la complessità della società aumenta invece di diminuire, semplificare non sarà più possibile.

 

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Noi, web-ninja per un nuovo marketing

Eccovi un articolo su Ninja Marketing pubblicato dal Corriere della Sera sia in versione cartacea che digitale.

L’inizio della storia, se fossimo nella Silicon Valley, sarebbe quello tipico della garage company: un paio di amici con tante idee, pochi soldi e assoluta mancanza di un ufficio. Dove l’azienda start-up parte rigorosamente nel box o cantina, conmezzi di fortuna. Nel nostro caso gli ingredienti californiani ci sono tutti, però siamo sull’incantevole costiera amalfitana. Non sulla terraferma, bensì in mare. Su unabarca. Così inizia nell’estate 2004 l’avventura di Mirko Pallera (36 anni) e Alex Giordano (34) i fondatori di Ninja Marketing.

Una web company all’italiana partita con l’idea di rivoltare i tradizionali concetti marketing. Adesso tra le sedi di Cava de’ Tirreni e Milano il gruppo conta una sessantina di persone. Sono cool-hunter e giovani talenti, super- esperti di sistemi online e social network. «In effetti non avevamo una sede, così abbiamo iniziato sulla barca di una nostra amica ormeggiata nel porto di Salerno.— racconta Alex, campano o meglio cavese doc — Siamo partiti con il nostro blog. Realizzato da zero perché non esistevano le piattaforme software che oggi permettono di farlo in poche ore».

Intanto, per sbarcare il lunario, i due amici tengono seminari e corsi monografici all’Accademia di Comunicazione di Milano. Ma la Rete diventa il loro posto di lavoro. È l’ambiente virtuale dove raccolgono nuove idee di web-marketing, quelle che escono dal seminato dei guru tradizionali. Nel giro di pochi mesi il tam-tam dell’online fa succedere qualcosa di imprevisto: «Ci siamo accorti dagli indirizzi e-mail che forum e dibattiti erano frequentati anche dai manager di grandi aziende — dice ancora Alex —. Erano i numeri uno della stanza dei bottoni in cerca di nuovi spunti e idee».

Così i due ninja del web iniziano a essere chiamati da talent-scout che vogliono sapere se quanto raccontano lo possono mettere in pratica. Nella primavera 2005 si fa viva Antinori. Vuole lanciare Fichimori, un vino rosso da bere freddo. Una campagna diventata in seguito argomento di tesi come caso di marketing tribale. Poi la svolta: arriva la telefonata dell’Art Directors Club di New York, la storica associazione che unisce i maggiori creativi del globo.

All’inizio Mirko e Alex pensano allo scherzo di amici e chiudono la conversazione. Dopo qualche giorno l’invito ufficiale per entrare, come primi italiani, nella giuria dei Global Awards: erano stati pizzicati in Rete dagli organizzatori per l’idea di proporre azioni di «marketing non convenzionale ». E poi la scelta della metafora ninja come guerrieri delle nuove tecnologie, che lottano contro i samurai della comunicazione.

Tra i primi lavori dell’azienda di Cava de’ Tirreni il posizionamento di «Tim tribù», ottenuto con l’aiuto di artisti urbani e attraverso il concetto di «streetacademy». Qui i ragazzi diventano parte integrante del sito e delle azioni marketing. Poi Barilla con «il mulino che vorrei», un progetto di apertura dell’azienda all’ascolto e alle idee per le persone. Esempi di marketing partecipativo con il feedback del cliente che diventa a sua volta un creativo, come per i lavori Artsana Heineken.

Ma che cosa intendono per marketing virale? Ecco quanto ha detto Mirko lo scorso 20 novembre a Milano, alla presentazione di Wommi, la prima associazione italiana di professionisti del Word Of Mouth Marketing: «Tanti contenuti presenti in Rete sono bizzarri, irriverenti, spesso cinici e politicamente scorretti. Altri sono teneri e romantici. Per molti il segreto del marketing non convenzionale risiede nell’unire l’utile al dilettevole». Ma non è così. Per i ninja-boys campani il segreto della viralità dell’informazione non va cercato solo nel contenuto estetico- creativo. Bisogna cogliere l’essenza del messaggio, indagare sul perché si inviano e-mail virali agli amici, scatenando gli accessi ai blog.

Mirko, emiliano di nascita e milanese d’adozione, alla fine si è trasferito a Cava de’ Tirreni, un immigrato al contrario. Perché? «È un crocevia di culture, garantisce una buona qualità della vita e ospitalità della gente — conclude — e poi la possibilità di trovare giovani talenti sul territorio che vogliono lavorare e vivere dove sono nati». Tanto un web-ninja usa le tecnologie della Rete connesso «sempre e in ogni luogo». Lui è il lavoratore ubiquo del 21esimo secolo. E dimostra che le buone idee non hanno confini.

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L’etica dei Ninja del marketing non convenzionale

Vi riportiamo l‘intervista realizzata ad Alex Giordano dal Manifesto e uscita il 3 Ottobre 2009 su Chip&Salsa

Intervista a Alex Giordano, cofondatore di NinjaMarketing, l’innovativa realtà italiana che, al di là delle tecniche comunicative, ha le idee precise su come sarà il marketing del futuro responsabile:

Ninjamarketing nasce quasi per gioco, quando Alex Giordano e Mirko Pallera, ex colleghi di master, decidono di pubblicare su un blog la loro corrispondenza sul futuro del marketing che dovrà essere molto diverso da quello di quell’inizio di ventunesimo secolo. Siamo nel 2003 e il blog apre i battenti, ospitato in base alla tariffa più economica su Aruba. Oggi Ninjamarketing dà lavoro a sessanta persone, i due fondatori tengono cattedre universitarie in comunicazione, pubblicano saggi (a dicembre uscirà Viral Dna con prefazione del fondatore di YouTube, Steve Chen) e vengono coinvolti sempre più spesso da multinazionali per disegnare le strategie di promozione e campagne di marketing non convenzionale.

Come è arrivato il successo?

Il nostro blog sempre più spesso era congestionato dal traffico e dalle richieste – racconta al Manifesto Alex Giordano – spulciando la mailing list cui veniva inviata la newsletter abbiamo scoperto che oltre al nostro utente tipico, riconoscibile da indirizzi tipo ‘cannabis75′, comparivano i primi ‘marketing.fiat.com’ o ‘barilla.it’. Poco dopo siamo stati scoperti anche all’estero e siamo stati invitati come giurati della sezione ‘interactive’ dell’Art Directors Club Global Awards di New York. Nessun italiano era mai entrato in quella giuria, e molti soloni della pubblicità tradizionale italiana hanno rosicato non poco. Quel momento ha segnato il nostro successo mediatico.

I due decidono di fare le cose da soli e Pallera si trasferisce – immigrato inverso nel mercato della comunicazione – dal nord a Cava de’ Tirreni. Inizialmente vivono su una barca a vela attraccata al porto e da lì evangelizzano il panorama della comunicazione italiana con le loro nuove idee e le nuove tecniche da utilizzare. Campagne virali, video che suscitano la curiosità degli utenti web, promozione di marchi e prodotti attraverso videogiochi (advergame).

Il termine marketing non convenzionale l’abbiamo inventato noi. Non si tratta solo di usare alcune tecniche virali come i video su YouTube o gli altri strumenti 2.0. L’idea è insediare nelle dinamiche di mercato valori come la solidarietà, la condivisione, la responsabilità sociale, la collaborazione. L’azienda non può più rapportarsi al mercato ma alla società, deve sentirsi un cittadino responsabile perché di fatto è un cittadino ed è meglio per tutti che sia responsabile. E chi no lo è rischia grazie a internet di essere smascherato molto più facilmente di prima. Quella etica non può più essere una posa, è una necessità. Credo che il modello del futuro potrebbe addirittura essere eBay, o meglio il baratto: abbiamo prodotto tanta di quella monnezza che produrre sarà immorale, sarà intelligente riciclare.

Il messaggio viene recepito dalle aziende?

Non sempre. Abbiamo partecipato a una gara per una multinazionale; dopo la presentazione ci chiama il direttore marketing dicendo che il lavoro era piaciuto molto ma mancava qualcosa, mancava il momento in cui si fregava il consumatore. Gli abbiamo risposto ‘noi siamo venuti a offrirvi un rapporto di amore e voi volevate solo una sveltina nel bagno di un pub’. Il marketing deve essere più misurato, anziché cercare di conoscere il consumatore per bombardarlo di pubblicità è più utile cercare di acquisirne le competenze e i suggerimenti per il prodotto. Il futuro sarà sempre meno marketing e sempre più comunicazione, si lavorerà sul design del prodotto coinvolgendo il pubblico.

Pubblico che si fa sempre più accorto e consapevole…

E la consapevolezza aumenterà col tempo, gli utenti attivi sanno di creare valore per il prodotto e le aziende faranno bene a pensare dinamiche di ridistribuzione economica col pubblico. 

Gabriele De Palma

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Mirko Pallera: la “chimica” del virale

Mirko Pallera prova a spiegare, in questo estratto da Geek Files di CurrentTv, quali sono gli ingredienti necessari per creare un video virale.

In questo breve video espone il nuovo modello del Viral-DNA ideato da NinjaMarketing basato su: tensione/emozione/catarsi.

Guarda l’anteprima della puntata e le altre interviste qui.

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